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Oggi sento il bisogno di parlare a tutto il volontariato piacentino per ricordare la figura del nostro Giorgio Argiolas.
Scrivo a nome del Gaps – Gruppo Accoglienza Pronto Soccorso, ma in queste righe non metterò nulla di istituzionale: sono certo di interpretare i sentimenti delle tante persone che hanno conosciuto Giorgio, nella nostra associazione, così come in Croce Rossa e in tutte quelle altre fasce di società che lo hanno visto impegnato al servizio del prossimo.
Giorgio è mancato il 5 marzo, durante un soggiorno in Francia presso alcuni parenti. Solo ora esterniamo il nostro cordoglio, in ossequio alla volontà di Clelia, sua compagna di vita - anche lei una di noi – purtroppo impegnata nel disbrigo di una difficile burocrazia, che ha acuito una tragedia in sé già enorme, vista l’improvvisa e imprevedibile occorrenza.
Se ne è andato un uomo serio, sardo di nascita e piacentino di adozione: lascio immaginare a tutti il risultato di una simile contaminazione di caratteri. Il sorriso di Giorgio era una conquista, qualcosa dispensato con parsimonia che con il tempo avevo imparato ad apprezzare come un premio. Oggi ricordo il confronto con un uomo di non troppe parole, coerente, testardo, incapace di celare il disappunto ma altrettanto convinto e instancabile quando si trattava di sostenere una posizione che condivideva.
Pochi fronzoli, molta concretezza. Apparteneva a Gaps dal giorno della sua fondazione, ci ha aiutati a crescere e, mi sento di dire, anche lui è cresciuto con noi. Non amava appiccicarsi ruoli come fossero etichette, ma prendeva terribilmente sul serio gli impegni, tanto in sala d’attesa del Pronto Soccorso, quanto sulle ambulanze in giro per la provincia.
Per me è strano commentarne la scomparsa e spero di riuscire a rendere la commozione che provo. Mi vanto spesso – ogni volta che mi capita l’occasione, in verità – di rappresentare un’associazione di volontariato che in molti percepiamo come una famiglia allargata, detto davvero senza retorica.
Gaps è nato quattro anni fa in modo un po’ strano, da un insieme di persone che avrebbero dovuto terminare un corso e confluire in altre realtà e invece decisero di creare un gruppo capace di camminare sulle proprie gambe. Ecco, quel gruppo, da subito, è riuscito a consolidare un rapporto molto forte tra i suoi membri, spesso vera e propria amicizia che si alimenta anche fuori dal contesto associativo. Giorgio e Clelia sono sempre stati una parte irrinunciabile e oggi, inevitabilmente, la nostra associazione non è più la stessa.
Credo che il modo migliore di salutare Giorgio sia e continuerà a essere quello di formare nuovi volontari, cercando di trasmettere i valori che ci contraddistinguono e che hanno guidato una vita strappata prematuramente all’affetto di Clelia e di tanti altri che con lui condividevano passione e impegno.
Mi sembra di sentire il suo ammonimento a farla breve, “che purtroppo, sono cose che capitano …”
Ciao Giorgio. Buon viaggio, ovunque tu sia e qualunque strada ti stia aspettando...
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